
E nello specifico, una brioche vuota, classica. Non integrale, non vegana, senza marmellata e senza cioccolata. Classica.


Pasta pasta pasta sempre pasta.


Un banale e tipico pranzo.


L’immagine del cibo, quella con cui non vogliamo confrontarci, ho fotografato mia nonna e sono rimasto colpito dal contrasto che nasce osservando l’azione cruda e forte di togliere la vita ad un essere vivente e l’amore di chi l’ha sempre fatto per le persone che ama.


La tua tentazione ti chiamava ogni giorno. Avrei dovuto insistere.

A Natale si va giù a Manfredonia, in Puglia, e si fanno le pettole della Vigilia; e senza le pettole non c’è la Vigilia.

La colazione consumata con calma, la mia dose di dolcezza quotidiana.

Non esito mai quando mi chiedono se preferisco dolce o salato.

Una vellutata, il piatto più semplice, ma che in una fredda giornata d’inverno dona la coccola migliore.

Da buona fuorisede la pasta al pesto è uno dei piatti che mangio più frequentemente: economico, veloce da preparare e buono anche se riscaldato in microonde.

Uovo in padella sui fornelli. Non volevo una foto “ordinata”, ma in linea con il carattere dell’ambiente. L’inquadratura storta e la padella tagliata non mi disturbano. L’uovo attira l’attenzione.


Il mio pattern preferito.


Ravioli di ricotta.

Doppia esposizione, forno con un arrosto e tortellini in preparazione.

Fast food? Globalizzazione?


Ossessione per le verdure fresche. Parte 2.

Allora io sono di certo un impasto.

Nella quotidianità togliersi lo sfizio di una golosità culinaria fa bene al palato e allo spirito, ancor di più quando si è in periodo festivo. Siamo abituati ormai a condividere sui social tutto quello che mangiamo. Per questo, siamo attratti dall’impiattamento che ci fa venire l'acquolina in bocca.

La ricchezza dimensionale e di colori del soggetto con la sottostante tavola presuppongono un successivo momento di unitarietà sociale. Un nostro piatto tipico è la “paniscia”, rigorosamente cotta in un paiolo di rame. Fortunatamente la trasmissione della ricetta tra generazioni è arrivata fino a me.
The man is what he eats
The expression is by Ludwig Feuerbach and indicates the foundation of a profoundly materialist conception of man. We could revisit it today, that taking up food has almost become a fashion, adding an “also” that profoundly changes its meaning: “Man is also what he eats”.